Pubblicità del gioco: perché ricordiamo solo le vincite?

Ogni gioco ha pochi vincitori, e milioni di perdenti. Sul lungo periodo le grandi vincite sono rare e le piccole vincite non compensano la spesa delle precedenti giocate. Il motivo è anche matematico: il guadagno garantito del banco genera sempre minori uscite (vincite per chi gioca) rispetto alle entrate (soldi spesi in giocate).

Eppure, ricordiamo più le storie dei pochi grandi vincitori che quelle dei milioni di perdenti. Perché?

Un primo motivo è la selezione delle notizie: la tabaccheria sotto casa o il telegiornale raccontano le poche storie di vincita, e non i milioni di persone che hanno giocato e perso.

Un secondo motivo è che una vincita ci fa sognare e attiva la speranza: di cambiare improvvisamente vita, di risolvere tutti i nostri problemi economici, di smettere di lavorare, di dare un futuro migliore ai nostri figli. Mentre le giocate anonime, quelle in cui non si vince nulla, non hanno un volto e non attivano alcuna emozione. Sono milioni, ma non le ricordiamo.

Questo meccanismo di selezione viene sfruttato dall’industria del gioco. Ad esempio per progettare giochi e pubblicità sempre più efficaci nell’attirare i giocatori, mettendo in risalto solo gli aspetti positivi – ma rarissimi – del gioco. E non l’effetto più comune e quotidiano, che è la spesa e la perdita di denaro.

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