Minori e Gioco d’Azzardo: i ragazzi sono più fragili?

“Quando alla mattina entro in tabaccheria per comprare le sigarette è veramente rilassante vedere le macchinette spente. So che riuscirei a resistere, abbiamo ragionato su tutte le cose che posso fare per non giocare, però trovare le macchinette spente è veramente rilassante” (Marco, giocatore da quando aveva 15 anni)

Il Gioco d’Azzardo è certamente un fenomeno trasversale e non strettamente correlato ad aspetti culturali, di genere, di status e di età. Ma alcune categorie meritano maggiore attenzione?

30 anni di gioco.
Negli ultimi 30 anni l’idea del gioco si è gradualmente ma profondamente modificata: giocare è diventato più accettabile e la disponibilità di giochi d’azzardo si è accresciuta esponenzialmente.
Tra il 2006 e il 2016 il numero delle giocate è aumentato del 256%. I dati epidemiologici internazionali indicano che l’1-3% della popolazione è affetta da dipendenza da Gioco d’Azzardo. In Italia si stima un numero di giocatori fra 800mila e 1 milione.

E i minori?
In virtù dell’incremento del gioco in famiglia, anche i livelli di incidenza del fenomeno tra i giovani e i giovanissimi appaiono in costante aumento.

Il bombardamento mediatico e pubblicitario rappresenta per i minori una forte spinta destabilizzante, in una fase per definizione destabilizzata, in cui avvengono complesse modificazioni biologiche, psicologiche e identitarie.

I fattori che possono influenzare il fenomeno
Ancora in tempi non recentissimi (Griffiths 2003) alcuni autori avevano individuato fattori quali anonimato, incremento della disponibilità, solitudine, accettabilità e accessibilità come particolarmente efficaci nel promuovere significativamente il gioco d’azzardo problematico e patologico soprattutto tra i giovani.

Un modello fondato sulla prevenzione
C. Messerlian, J. Derevensky e R. Gupta (2005) proponendo il modello Youth Risk Prevention Model facevano riferimento a tre livelli di prevenzione per limitare e contrastare il rischio di GAP nei giovani:

  • Prevenzione primaria: limita accessibilità e disponibilità del gioco.
  • Prevenzione secondaria: percorsi di formazione e informazione indirizzati a genitori, figure educative di riferimento e minori.
  • Prevenzione terziaria: percorsi di cura per quanti, già incastrati nel problema, necessitino di valide e differenziate alternative che aiutino a definire una via d’uscita.

E in tempi più recenti in Italia?
La SiIMPe (Società Italiana Medici Pediatri) e Paidòss (Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza) hanno promosso uno studio nazionale sul gioco d’azzardo nei minori presentato poi in anteprima nell’aprile 2014 durante l’International Pediatric Congress on Environment, Nutrition and Skin Diseases a Marrakech.

Cosa emerge dallo studio sul gioco e i minori?
Almeno 800.000 bambini e adolescenti italiani fra i 10 e i 17 anni giocano d’azzardo, ovvero il 20%, praticamente 1 su 5.

Circa 400.000 bambini tra i 7 e i 9 anni hanno già scommesso la paghetta su lotterie, scommesse sportive e bingo.

Il 53% dei genitori intervistati che sanno che i propri figli giocano sembrano ignorare con chi giochino e in quali contesti. Il 90% non ha idea di cosa significhi il termine ludopatia. Nel 48% dei casi i giovani iniziano chiedendo a mamma e papà di giocare. Nel 34% dei casi lo chiedono agli adulti che incontrano dei pressi delle sale gioco.

Concludendo

“Affermazioni come il gioco è vietato ai minori o può causare dipendenza patologica rappresentano una presa in giro” – ha affermato Giuseppe Mele, presidente della SIMPe, in un’intervista a Ilsole24ore nell’aprile 2014.

Sono dovuti passare altri due anni. Si è dovuta attendere la legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015, art. 1, comma 946) per l’istituzione presso il Ministero della salute del Fondo per il gioco d’azzardo patologico-GAP, al fine di garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione delle persone affette dal problema.

Siamo solo all’inizio, rispetto ai minori. Abbiamo molto lavoro da fare e siamo ancora distanti dall’applicazione di un modello fondato sui diversi gradi di prevenzione e promozione della salute. Ancora distanti da un’attenzione alla tutela e alla cura dei minori dal Gioco d’Azzardo Patologico.

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