Gioco responsabile: possibile o impossibile?

‘Gioco Responsabile’, ‘Gioco Controllato’, ‘Gioco Moderato’. Sono tante le espressioni per definire il tentativo di giocare in modo non eccessivo.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di tentativi di controllare un comportamento che è per definizione incontrollabile. Proprio per questo è una condizione di malattia: perché la persona perde il controllo del gioco, non riesce più a mettervi dei limiti.

Il Gioco Responsabile in realtà è un concetto più ampio, che non si riduce ad un invito paternalistico quanto vuoto a ‘giocare meno’, rivolto solo al giocatore.

Gioco Responsabile in letteratura scientifica indica politiche in cui tutta la filiera del gioco è coinvolta nel tentativo di limitare il dilagare della malattia da gioco. In cui tutti mettono qualcosa sul piatto. Compresa l’industria del gioco, che verosimilmente dovrà rinunciare alla quota di introiti garantiti dai giocatori patologici.

Leggere questi inviti a ‘giocare responsabilmente’ e a ‘non esagerare’, per chi si occupa professionalmente di gioco patologico, ha un effetto straniante: ai giocatori con dipendenza non producono alcun effetto, perché è molto più potente l’effetto di una organizzazione dei giochi d’azzardo che è tutta orientata a sostenere e incrementare i comportamenti di gioco. Spesso con tecniche che sembrano costruite su misura per impattare sul target dei giocatori con dipendenza, sulle loro caratteristiche psicologiche e comportamentali.

Pensiamo a molti meccanismi che si sposano perfettamente con la psicologia del giocatore dipendente: ad esempio alla latenza con cui diversi casinò online mettono a disposizione il denaro delle vincite, non rendendo disponibile la liquidità per il ritiro ma rendendola immediatamente disponibile per altre giocate. Oppure ai bonus iniziali, vere e proprie trappole psicologiche che innescano il meccanismo delle prime vincite e perdite e incastrano il giocatore patologico nel loop di recuperare il denaro perso. Oppure ancora, alla velocità con cui si arriva al risultato – perdita o vincita – alimentando il circuito dell’impulsività.

Parlare di ‘Gioco Responsabile’ oggi in Italia è una contraddizione in termini: la crescita esponenziale della disponibilità di giochi  che è stata permessa e alimentata secondo precise caratteristiche che si sposano perfettamente con la psicologia del giocatore dipendente, è la miglior testimonianza che c’è ancora molta strada da fare perché l’intera filiera concordi un reale patto di riduzione del danno da gioco patologico.

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