Gratta & Vinci: quanto si vince davvero?

Il Gratta & Vinci: accessibile in ogni tabaccheria, economico da acquistare. E apparentemente è facile vincere qualcosa. Ma quanto si vince davvero?

Prendiamo la prima emissione del nuovo Gratta & Vinci, il 10X. I biglietti emessi in tutto sono 38.400.000, di cui 9.243.236 contengono un premio.

In media un biglietto ogni 4,15 vince qualcosa. Sono parecchi i biglietti vincenti, e quindi spesso si vincerà qualcosa, stimolando a giocare ancora. Ma nella metà dei casi si vinceranno solo 2 euro.

Il 55,39% dei biglietti vincenti ha un premio di 2 euro.
Il 30,46% dei biglietti vincenti ha un premio da 5 euro.
Il 6,09% dei biglietti ha un premio da 10 euro.

(Fonte: Lottomatica)

I biglietti che vincono fino a 50 euro sono complessivamente il 99,63% dei biglietti vincenti. In pratica, anche quando di incappa in un biglietto vincente (1 volta su 4,15) comunque si vincono 2 euro nella metà dei casi, 5 euro nel 30% dei casi e fino a 50 euro nel restante 20% dei casi.

Solo 0,37% dei biglietti vincenti contiene premi superiori a 50 euro. I premi da 100.000 euro sono 4 in tutto, per una probabilità dello 0,000043%.

Vincere 100.000 euro è come bendarsi gli occhi e riuscire a raccogliere una delle 4 monete da un euro ‘vincenti’ in una fila lunga da Padova a Verona.

Altri riferimenti: Avv. Asteriti: “La principale causa del gioco patologico continua a passare sotto silenzio” | PressGiochi

Dipendenza da gioco: problema da poveri?

Leggiamo spesso statistiche sulle caratteristiche di chi gioca a livello da sviluppare una dipendenza. C’è chi dice che siano più gli uomini che le donne, i ricchi, i poveri, le persone meno istruite, chi abusa di alcool. E poi i minorenni, pensionati e pensionate, imprenditori, casalinghe.

La realtà è che il fenomeno del gioco non ha confini: è una delle uniche dipendenze a colpire in modo indiscriminato tutti i tipi di persone. E’ vero, esistono differenze statistiche, ma la nostra esperienza clinica è composta da tipologie molto variegate di persone.

Possiamo dire che alcuni tipi di gioco, come le slot, generano dipendenza con grande frequenza. E che i giocatori da casinò sono più rari. Ma questo non misura assolutamente l’impatto che il problema può avere sulla persona o sulla famiglia. Sappiamo ad esempio che a Padova esiste un mondo sommerso di giocatori e sale slot che è frequentato in modo del tutto trasversale alle diverse classi sociali, genere e fasce d’età. E che le lotterie istantanee rappresentato una fetta importante di volume di gioco a disposizione facilmente di tutti i cittadini.

Un alto livello socio-culturale non rappresenta di per sé un fattore protettivo in assoluto: per quanto statisticamente meno frequente, esiste un ampio gruppo di giocatori di livello socio-culturale medio alto, che avrebbero tutti gli strumenti culturali per comprendere i meccanismi del gioco d’azzardo ed esserne al riparo. Ma anche loro cadono nella dipendenza. Questo dimostra anche che conoscere non equivale ad essere protetti.

I fattori che entrano in una dipendenza da gioco sono molti, spesso si tratta di una combinazione di momenti di vita, tratti di personalità, emozioni, bisogni inespressi.

Nessuno è al riparo da una dipendenza da gioco.

Come recuperare le perdite?

Quando giocare diventa un problema, uno dei pensieri più pressanti è recuperare il denaro perso.

Recuperare la perdita è la preoccupazione prevalente. Il pensiero fisso. Alla base ci sono il senso di colpa, la rabbia, ma anche l’illusione della vincita che cambierà tutto.

Mi era venuta un’idea strana, anzi folle” – scrive Dostoevskij ne Il giocatore – “L’idea era che avrei sicuramente vinto al tavolo da gioco. Non capisco come mi fosse venuta quell’idea, ma io ci credevo.

A volte non si pensa neppure: si fa e basta. Come trascinati da una mano invisibile che ci porta a giocare ancora.

Avevo perso” – scrive sempre Dostoevskij – “Pervaso da una sensazione quasi dolorosa, unicamente per liberarmene in qualche modo e andarmene di lì, ho puntato altri soldi.

E’ davvero molto difficile rinunciare a quello che si è perso al gioco o al trading. Abbandonare per sempre l’idea di riprendere il denaro sprecato in decine e decine di giocate. Ci si sente sconfitti, in colpa verso se stessi e la propria famiglia. Ci si sente stupidi.

Il punto di svolta sta qui, nell’abbandonare il gioco perché le perdite sono il segnale di un’attività rischiosa.

Sappiamo calcolare le probabilità di vincere o perdere al gioco?

Ogni gioco d’azzardo si basa sulla probabilità di vincere o perdere. La probabilità di perdere è molto maggiore di quella di vincere, di solito di qualche milione di volte: come la differenza di peso tra una formica è un essere umano, ad esempio. Ma noi comprendiamo a fatica queste grandezze.

La mente umana non è fatta per calcolare le probabilità dei giochi: si è evoluta in un contesto in cui non era necessario comprendere grandi numeri. La vita era fatta di poche decine di persone, oggetti o cibi. Per questo non abbiamo mai sviluppato la capacità di capire pienamente le grandezze numeriche connesse ai giochi più comuni in commercio.

Di fronte ai grandi numeri, la nostra mente utilizza delle scorciatoie, che servono per avere una stima approssimativa ma spesso conducono ad errori.

Alcuni degli errori più frequenti nella valutazione della probabilità di vincere al gioco sono:

  • Sopravvalutare la probabilità di vincere.
  • Selezionare e ricordare i casi di vincita e non confrontarli con il numero di giocatori che hanno tentato senza vincere, oppure perdendo molto.
  • Non informarsi sulle reali probabilità matematiche di vincita di un gioco prima di giocarlo.

Se giochi spesso d’azzardo, potresti anche pensare di conoscerne bene i meccanismi, e sviluppare una confidenza eccessiva. Questa tendenza si chiama over-confidence, colpisce tutti con l’andare del tempo e induce ad una eccessiva disinvoltura nel gioco.

Super Enalotto: quanti sono davvero i vincitori?

Siamo fortunati: i dati sulle vincite vengono pubblicati sul sito ufficiale del SuperEnalotto, e c’è una pagina sulle probabilità di vincita.

Sappiamo così che “Una percentuale garantita del 60% del denaro proveniente dalla vendita delle schedine viene distribuita in premi“, e questo significa che il 40% di ogni tua giocata viene ritirato dal banco. Dei tuoi 10 euro, solo 6 vanno al montepremi e vengono ridistribuiti ai giocatori.

Hai una probabilità di vincere al famoso 6 al SuperEnalotto di 1 su 622.614.630 e per capire questo numero di può fare un esempio: per essere sicuri di vincere un 6, l’intera popolazione europea dovrebbe giocare una schedina.

Per vincere un 5 + Jolly tutta la popolazione italiana dovrebbe giocare almeno due volte.

Scendendo le probabilità si fanno più allettanti, ma ovviamente i premi scendono. La vincita che ti cambia la vita è destinata a non arrivare mai.

Pubblicità del gioco: perché ricordiamo solo le vincite?

Ogni gioco ha pochi vincitori, e milioni di perdenti. Sul lungo periodo le grandi vincite sono rare e le piccole vincite non compensano la spesa delle precedenti giocate. Il motivo è anche matematico: il guadagno garantito del banco genera sempre minori uscite (vincite per chi gioca) rispetto alle entrate (soldi spesi in giocate).

Eppure, ricordiamo più le storie dei pochi grandi vincitori che quelle dei milioni di perdenti. Perché?

Un primo motivo è la selezione delle notizie: la tabaccheria sotto casa o il telegiornale raccontano le poche storie di vincita, e non i milioni di persone che hanno giocato e perso.

Un secondo motivo è che una vincita ci fa sognare e attiva la speranza: di cambiare improvvisamente vita, di risolvere tutti i nostri problemi economici, di smettere di lavorare, di dare un futuro migliore ai nostri figli. Mentre le giocate anonime, quelle in cui non si vince nulla, non hanno un volto e non attivano alcuna emozione. Sono milioni, ma non le ricordiamo.

Questo meccanismo di selezione viene sfruttato dall’industria del gioco. Ad esempio per progettare giochi e pubblicità sempre più efficaci nell’attirare i giocatori, mettendo in risalto solo gli aspetti positivi – ma rarissimi – del gioco. E non l’effetto più comune e quotidiano, che è la spesa e la perdita di denaro.